La prima città in Italia in cui entrarono le carte dei Tarocchi è Viterbo. Lo storico Giovanni Covelluzzo afferma: “fu regato in Viterbo il gioco delle carte, che in saracino parlare si chiama Nayb”.
Stando alle note furono i soldati che tornavano dalle Crociate a condurre con sé tali carte; ciò risulta degno di attenzione per due considerazioni: l’ultima crociata finì intorno al 1291 e le carte a Viterbo arrivarono direttamente da un paese islamico.
I Tarocchi sono semplici, chiari, quasi scarni. Non disperdono l’attenzione, anzi vogliono rafforzarla, invitano alla concentrazione, non all’annullamento. C’è una analogia fra le parole ed i Tarocchi, tra il significato comune delle parole e quello delle carte.
Il fatto che i Tarocchi siano stati paragonati a un libro muto (“Mutus Liber”) è significativo: siamo noi che dobbiamo riuscire a dialogare con le immagini e decifrare i loro messaggi. Le immagini vanno rafforzate proprio per la loro intensità. È questa l’importanza dell’analisi “dei gesti”, di cui si fanno carico le carte stesse e che vogliono comunicarci. Dice opportunamente San Tommaso d’Aquino: “nelle scienze sacre non solo le parole, ma le cose stesse significano altre cose”.
Anche Alberto Magno si interessò a questa arte soprattutto con intenti morali. È però con Giordano Bruno che l’arte della memoria diviene un oggetto ermetico. Ed è lui che termina quel processo evolutivo che ha trasformato il tarocco da “gioco a filosofia”.
Il lungo processo evolutivo trova pertanto il suo giusto compimento. L’iconografia di ogni singola carta è stata rispettata per non alterarne la simbologia.
La sfida è stata quella di inserire personaggi e situazioni che hanno fatto la storia di Viterbo e della Tuscia e che calzassero perfettamente con il significato secolare che appartiene ad ogni arcano maggiore.
Nella parte inferiore delle carte troviamo il numero e il nome, che ne sottolineano la storicità, mentre nella parte superiore è stato inserito il significato personale e quindi il riferimento con fatti ed eventi legati alla Tuscia. In questa realizzazione per ogni Arcano sono indicati: nome, descrizione, simbolismo, significato e storia, che sono propri dei Tarocchi.
L’abbinamento personale è un riferimento a personaggi che hanno caratterizzato la storia della città di Viterbo e del suo territorio.